SIGNIFICATO BIBLICO DI «BENEDIZIONE»


«Dio li benedisse…Siate fecondi» (Gn 1,28)

(di Paolo Farinella, prete)
di Andrea Grillo

Il verbo «benedire» e il sostantivo «benedizione» in secoli di pratica cultuale hanno perso il loro significato originario. Vogliamo tentare di recuperare «una» dimensione biblica senza pretendere di esaurire la complessità di significato che questo lemma e correlati hanno.

  1. In accadico, karābu significa pregare, consacrare, benedire, salutare. In arabo barakà esprime beneficio, flusso benefico che viene da Dio, dai santi, dalle piante da cui benessere, salute o felicità. In ebraico, la radice B_R_K da cui il verbo bārak – dotare di forza vitale e il sostantivo berākā– forza salutare o vitale, ha anche il significato di inginocchiarsi e ginocchio. In oriente, il termine ginocchio è un eufemismo, cioè un modo attenuato e indiretto per indicare gli organi sessualimaschili; in questo senso vi sarebbe una parentela con l’accadico birku – ginocchio e grembo.
  2. Questi essenziali cenni etimologici dicono un nesso tra benedire/inginocchiarsi e benedizione/ginocchio, stabilendo un collegamento tra benedire/benedizione e gli organi sessuali maschili. In base alle loro conoscenze «scientifiche», per gli antichi è l’uomo che trasmette la vita, mentre la donna è solo una incubatrice di seme, un thermos per mantenere il calore. Discendenza, infatti, in ebraico si dice «zera‛»che il greco biblico traduce con sperma (Gn 12,7; Gal 3,16). In questo contesto semantico, ecco il senso: benediresignifica trasmettere la propriacapacità generativa a un altro, trasferendogli la propria fecondità. Per questo la benedizionepuò essere data una sola volta nella vita perché una volta data non può più essere ripresa indietro. In alcune culture, anche oggi (v. p. es. in Sardegna), è la madre che benedice lo sposo o la sposa prima di uscire di casa per il luogo della celebrazione nuziale.

Quando si benedice Dio, si usa sempre il participio passato passivo bārûk – benedetto perché in Dio la benedizione è uno stato permanente della sua persona, mai un augurio come nell’espressione «Sia benedetto!» che indica un compiersi nel tempo. Dio «è» e resta Benedetto. Sempre. È la benedizione stessa. 

Quando, invece, Dio benedice, l’azione è attiva perché è lui che trasmette la sua potenza vitale, la capacità generativa per rendere partecipi della sua paternità generante. «Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi…”» (Gn 1,28) dove il nesso tra benedire ed essere fecondi, cioè generare è evidente (sul concetto di «fecondità» della coppia, v. più avanti). Quando l’uomo benedice, trasmette la propria energia di vita a colui che è benedetto. Per questo Caino è «maledetto», perché ha impedito il realizzarsi della «benedizione» del fratello Abele (Gn 4,10). Dice il testo ebraico: «la voce dei sangui de (sic! plurale) di tuo fratello urlano vendetta a me dal suolo». I sangui! cioè tutte le generazioni future contenute nel grembo di Abele e stroncate da Caino urlano a Dio perché futuro e presente sono legati in vita e in morte.

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