La Parola e il popolo. Ottant’anni di esegesi biblica in America latina


Marcelo Figueroa per L’Ossrvatore Romano

L’ottantesimo anniversario della «Revista Bíblica» è stato l’evento che ha motivato il Congresso internazionale di studi biblici tenutosi nella città di Buenos Aires dal 16 al 19 luglio scorsi. In quelle giornate, ispirandosi al testo biblico «Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere» (Deuteronomio, 8, 2), e con il motto “L’esegesi in America Latina 80 anni dopo”, 427 congressisti provenienti da 27 Paesi si sono riuniti per dibattere il tema. Ho assistito a parte all’incontro in rappresentanza de «L’Osservatore Romano» e ho così potuto constatare la qualità accademica dei relatori, sia delle decine di conferenze sia dei circa trenta seminari tematici. È stato particolarmente proficuo poter partecipare alla ricchezza dei dibattiti informali condivisi tra tanti biblisti che hanno ampiamente raggiunto l’obiettivo prefissato di recuperare e di prolungare la tradizione biblica dell’America latina nella sua ricezione creativa.

Il discorso di benvenuto è stato tenuto dal rettore dell’Università cattolica argentina, Miguel Ángel Schiavone, il quale ha sottolineato l’importanza dello studio biblico come lettura impegnata e aggiornata della trasformazione della realtà. Quindi il presidente dell’Associazione biblica argentina, Eleuterio R. Ruíz, ha invitato a rileggere il cammino del Signore, nostro Dio, che ha fatto sì che ci riunissimo e accettassimo la sfida di guardare avanti, elaborando progetti e sogni sempre più grandi.

Pablo Pastrone ha presentato la figura di Juan Straubinger come pioniere del movimento biblico argentino. La scienza biblica e la sua esperienza pastorale hanno arricchito le analisi della Bibbia a partire dalla sua terra natale, la Germania, e dal suo primo incarico in Argentina, a Jujuy, come parroco di San Pedro e nella diocesi di La Plata. Quindi monsignor Luis H. Rivas ha ripercorso la storia della «Revista Bíblica» dalla sua fondazione ai giorni nostri. Ha illustrato in quattro fasi i processi che l’hanno arricchita. Ha evidenziato, a partire dal lavoro di Straubinger, il compito dei diversi direttori come Rivera, Levoratti e Croatto, e l’impatto che la rivista ha sempre prodotto sull’attività biblica nelle nostre comunità.

In un secondo momento Valmor da Silva, nel presentare il lavoro svolto dai pionieri in Brasile, lo ha suddiviso in quattro tappe storiche: colonia, impero, repubblica e dittatura. Da parte sua, Luis Liberti ha riconosciuto l’opera realizzata in Argentina dai pionieri, ma anche da semplici animatori e maestri, attraverso gruppi biblici che hanno composto una sinfonia a partire da prospettive diverse. Parlando dei pionieri dell’esegesi nei Paesi andini, nel Centro e nel Nord America, Leif Vaage ha presentato il movimento biblico andino non a partire da un lavoro di esegesi bensì da una lettera biblica, incentrando il suo intervento sul riconoscimento di Gustavo Gutiérrez e della teologia della liberazione, ed evidenziando il lavoro svolto da Helder Cámara.

Il secondo giorno, in sei conferenze, sono stati affrontati i «temi e testi preferiti e quelli trascurati nella produzione esegetica latinoamericana». José Ramírez Kidd ha presentato l’Esodo come inversione simbolica: «complessità delle utopie». La storia dell’Esodo letta dall’America latina in questi ultimi quarant’anni ha segnato infatti l’impegno, il sogno, la vita e il canto della nostra riflessione. Sono state particolarmente valorizzate le diverse visioni della memoria culturale, la relazione tra narrativa ed etica, l’esodo-migrazione. Il biblista protestante Néstor Migues ha tenuto una conferenza su “Ermeneutica Latinoamericana dei Vangeli”. Ha tracciato una linea storica dello sviluppo dell’interpretazione dei Vangeli a partire dai tempi della conquista. Ha inoltre sottolineato lo stretto rapporto tra scienza e arte.

Le Chiese evangeliche sono state le prime a introdurre i metodi storici critici attorno al 1920. Nel secondo quarto del XX secolo iniziarono a emergere i diversi approcci ermeneutici. Tra gli esegeti si sono particolarmente distinti Ernesto Cardenal, Severino Criatto, Carlos Mesters e Jon Sobrino. La precoce interpretazione dei Vangeli ha accompagnato gli studi teologici, soprattutto quelli di cristologia.

“Metodi e approcci coltivati in America Latina; diversità e interdisciplinarità” è stato il tema che abbiamo trattato nella terza giornata del Congresso con una conferenza e una tavola rotonda. La conferenza è stata tenuta da Ralf Huning sul tema “Lettura popolare della Bibbia”. Basandosi sulla sua più che ventennale esperienza di pastorale biblica e riflessione sulla teoria della lettura biblica, ha presentato il lavoro di Carlos Mesters come l’archetipo scientifico al servizio di una lettura popolare della Bibbia. La scienza biblica è un’attività che produce una conoscenza scientifica con un orientamento per la vita. Nella lettura popolare della Bibbia, l’aspetto comunitario come asse fondamentale e l’approccio al testo come specchio della vita sono le chiavi fondamentali: qui il popolo ha come un “sesto senso” nel leggere il testo e lo capisce al di là della fede che professa.

Siamo anche stati invitati a riflettere sulla “prospettiva dell’esegesi in America Latina”, in due fasi. Il primo lavoro è stato realizzato attraverso una tavola rotonda, sul tema “Sfide per il futuro dell’esegesi in America Latina”, a cui hanno partecipato Raúl Lugo Rodríguez, Jaldemir Vitório, Santiago Guijarro Oporto e, come interlocutore esterno, Rafael Francisco Luciani Rivero. Tra le sfide dell’esegesi nel nostro continente emerse dalla tavola rotonda le più importanti sono state quelle relative al bisogno d’includere le minoranze nel lavoro interpretativo e l’urgenza di approfondire le definizioni epistemologiche dell’esegesi e dell’ermeneutica biblica in America latina.

Uno dei momenti più significativi di questa prima fase è stata la proiezione dell’intervista fatta a Carlos Mesters, che mostra di condividere il suo studio della Bibbia e il suo contatto con la Parola di Dio con il popolo latinoamericano, insieme al processo che la lettura popolare della Bibbia ha vissuto nel nostro continente.

L’Osservatore Romano, 1° – 2 agosto 2019

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